Campo di Novaglie

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Biodiversità

La biodiversità è un concetto ormai citato e richiamato in più contesti, ragion per cui spesso se ne perde o si banalizza il significato e l’importanza, a causa di una sorta di “inflazione” nell’uso.


La definizione di biodiversità in sé è molto semplice: è la varietà delle specie viventi presenti in un determinato territorio. La definizione letterale tuttavia non riesce a rendere bene il significato più profondo.

Intanto occorre chiarire che la biodiversità si esprime a più livelli: di biosfera, di ecosistema, di microambienti, di specie e di popolazione; se osserviamo un ecosistema (ad esempio un bosco) essa esprimerà il numero di specie vegetali, animali, di funghi, di licheni, di batteri presenti in quel particolare bosco; ma considerando una singola specie, ad es. Pistacia lentiscus, o Cistus monspeliensis, la biodiversità si riferisce alle differenze nel patrimonio genetico tra i vari individui che ne costituiscono la popolazione, diversità probabilmente elevata, in quanto il lentisco e il cisto sono specie ad impollinazione incrociata.


La biodiversità è un concetto tipicamente legato ad ambienti naturali; nel corso del tempo (a partire dagli anni ’50) in ambito agricolo si è privilegiata al contrario l’uniformità, perché questa presentava numerosi vantaggi pratici (altezza uniforme, maturazione contemporanea, risposta omogenea agli input esterni come la concimazione o i trattamenti fitosanitari). Ciò ha portato a una drastica riduzione dell’agro-biodiversità con conseguenze assai negative come la perdita di patrimonio genetico (germoplasma), la maggior suscettibilità a malattie, insetti fitofagi esotici, carenza idrica,  la “semplificazione” degli ecosistemi, che comporta sempre una perdita di resilienza, sia nei sistemi agricoli che in quelli naturali o semi-naturali.


Il concetto di biodiversità porta con sé inevitabilmente quello di relazioni. Citando il Prof. Paolo Pileri nel suo libro “Dalla parte del suolo, l’ecosistema invisibile”, potremmo dire che l’ecosistema (con la biodiversità che lo caratterizza) è ciò in cui le relazioni tra le parti sono perfino più importanti delle singole parti.


Il bacino del Mediterraneo è un’area considerata un “hotspot” di biodiversità, tuttavia molte attività umane, sia in area urbana e sub-urbana, sia in aree agricole, minacciano questa ricchezza, pertanto ogni occasione utile ad incrementarla rappresenta un freno al suo impoverimento.


Incrementare la biodiversità è un percorso che richiede tempo e dedizione; lasciando “fare alla natura” il processo richiede molti decenni, e il passaggio attraverso stadi in cui l’ecosistema appare degradato, costituito da specie rustiche, opportuniste, che colonizzano rapidamente quei sistemi che, per un motivo o per l’altro, si sono squilibrati. Occorre ripristinare la fertilità organica, la presenza di una microflora complessa e contemporaneamente raccogliere sementi di specie autoctone e seminarle, contenendo con sfalci selettivi la competizione delle specie già insediate.

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